Alexis

"Alexis. Una tragedia greca" di Motus, 10 dicembre
 

a cura del Liceo 'Rambaldi-Valeriani-Alessandro da Imola', Imola (BO)


CLASSE 2CSU: Ambriola Caterina,
Baldisserri Arianna, Balelli Emma,
Laura, Ferri Agata, Franchini Gaia,
Garbesi Francesca, Giustiniani Allegra Martina, Ilie Andreea Georgiana,
Manara Silvia, Marchesi Alessia,
Martelli Sofia, Merighi Ludovica,
Montefiori Linda, Muddasar Ayesha,
Negrini Sara, Palmieri Valentina,
Porojan Iuliana Ana Maria, Sgatti Giorgia,
Spairani Giorgio, Tolomelli Greta,
Vanzanella Davide, Visani Francesca,
Zezza Matilde


Docente: Prof. Michele Collina



LA RECENSIONE


Fumo in sala, luci soffuse, rosse, come sangue, come fuoco. Respiri, rantoli, quasi conati e gente che corre sul palco. Lancio di sassi, sventolare di bandiere e un poliziotto, con in mano una torcia, che insegue un giovane sfondando la quarta parete e proseguendo, nel buio, in platea. Siamo ad Exarchia, un quartiere di Atene, durante una sommossa popolare. Questo è Alexis – una tragedia greca dei Motus, andato in scena sabato 10 dicembre 2016 all'Arena del Sole di Bologna. Lo spettacolo racconta la morte di Alexis, un giovane di sedici anni ucciso da un poliziotto nel 2008, mettendola in relazione con la tragedia di Sofocle Antigone. La compagnia si serve, in maniera molto efficace, di una scena scarna, con pochi elementi ma molto ben utilizzati. Un proiettore, pilotato dagli attori stessi, serve a mostrare, sullo sfondo, filmati raccolti dalla compagnia ad Atene: graffiti, luoghi evocativi, propaganda governativa, persone. Sembra di camminare per le strade di Exarchia. Siamo ben presto messi di fronte a due punti di vista: quello della polizia, del potere, che parla di una morte accidentale, e quello della vittima, moderno Polinice, e della gente del quartiere, testimoni dell'accaduto, che parlano di un'esecuzione. Tre voci si mescolano: quella di Sofocle e della tragedia, quella degli autori, del loro punto di vista, e quella della piazza, attraverso le testimonianze raccolte. A tenerle insieme, Silvia Calderoni, un' Antigone che tesse il passato e il presente, corpo nevrile, atletico e voce dolce e avvolgente, coinvolta e coinvolgente. Insieme a lei, sul palco, Vladimir Aleksic, un Creonte inizialmente coerente col personaggio sofocleo ma che, sul finale, si interroga sulla natura profonda del personaggio e del potere; Massimiliano Rassu, Polinice-Alexis dalla potente presenza scenica eppure fragile e delicato nel constatare la sua condizione di vittima e Alexandra Sarantopoulou, testimone dei fatti, voce presa dalle strade di Exarchia, in funzione di coro che spiega la vicenda. Sarà Silvia, sul finale, a chiamare il pubblico sul palco per schierarsi dalla parte di Alexis. Nasce un conflitto tra chi si alza e chi resta seduto: chi rimane al proprio posto si sente in colpa per non essere stato in grado di dimostrare con l'azione il proprio pensiero poiché non siamo certi che, chi non risponde alla chiamata, non stia comunque dalla parte del giovane. E tuttavia, come ricorda Creonte, fare la rivoluzione può significare uscire per le strade, lanciare una pietra e tornare a casa soddisfatti di aver svolto il compito. Nonostante ciò il pubblico rimasto seduto, alla fine, viene comunque 'trasportato' sulla scena grazie a una fotografia scattata in diretta che mostra Silvia che salta in direzione della platea, ulteriore rottura della quarta parete e abbandono della finzione teatrale a vantaggio della realtà. Così come pure il nastro rosso, tirato da Massimiliano, una scia di sangue che esce dal teatro e si insinua nelle strade della città suscitando una domanda: una volta saliti sul palco insieme ai Motus, se chiedessimo loro di uscire dal teatro e scendere con noi per le strade?

LA RUBRICA: NOI TRA PALCO E REALTÁ

Sembra stretto il palcoscenico per i Motus. La compagnia ha il bisogno costante di sfondare la quarta parete per venire a catturare il pubblico e narrare una vicenda a loro cara, urgente, che preme. Attraverso modalità teatrali assolutamente contemporanee e raccontando un fatto di drammatica attualità, Enrico Casagrande e Daniela Nicolò riescono a trasmettere la loro personale visione dell'Antigone di Sofocle, perfetta chiave di lettura per comprendere quanto avvenuto in Grecia nel 2008. Alexis – una tragedia greca è uno spettacolo che informa e fa riflettere chiamando il pubblico a schierarsi liberamente dalla parte della ragione del potere, a nostro parere ingiusta e scellerata in questa vicenda, o dalla parte di una più profonda comprensione della realtà che chiama in causa categorie umane quali il senso di appartenenza, di giustizia, la compassione, il bisogno di tradurre in azione un pensiero o un ideale. Per questo motivo abbiamo deciso, alla fine dello spettacolo, di rispondere alla chiamata dei Motus, di salire sul palco con loro per Alexis, per tutte le Antigoni passate e future e per noi.

Calendario Stagione 2016/2017

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