At the end of the week

"At the end of the week" di Bobo Jelčić, 8 e 9 marzo
 

a cura de
Istituti Aldini Valeriani - Sirani


 

CLASSE 3CIN

Docente: Prof. Andrea Trapani



LA RECENSIONE

L’atmosfera festiva e amichevole di un fine settimana qualunque vede alcuni amici riuniti nel salotto borghese della casa di uno di loro. Finchè sono tutti insieme sembrano divertirsi tra conversazioni e risate. Ma quando gli ospiti se ne vanno uno ad uno, ogni personaggio, una volta rimasto solo, mostra repulsione e disprezzo verso gli altri.
Ecco il leitmotiv dello spettacolo At The End Of The Week, nato dall’idea del pluripremiato regista croato Bobo Jelčić (Mostar, 1964), che racconta un fine settimana nel quale otto persone sono colte da un nervosismo improvviso e si ritrovano ad affrontare un momento insieme oscuro ed apparentemente inspiegabile della loro vita. Durante la rappresentazione lo spazio scenico rimane anonimo ed immutato mentre in diverse occasioni l’interiorità dei personaggi esplode in tutta la fisicità dei bravi attori. Immutato rimane il problema che viene posto all’inizio e che non verrà mai risolto: l’oppressione che la civiltà moderna provoca sulle loro vite, sulle nostre vite. L’atmosfera familiare e amichevole emanata dal salotto nel quale si svolge l’intero spettacolo nasconde però una realtà diversa: i protagonisti, nella loro intimità, sono travolti da tic nervosi e attacchi isterici, mentre quando si trovano con gli amici hanno comportamenti diametralmente opposti, fingendo di divertirsi, interessarsi e conversare su vari argomenti quotidiani.
Lo spettacolo si propone dunque l’obiettivo di mostrare la doppia faccia della realtà, quel momento in cui si provano determinate emozioni o sentimenti che però non si vogliono o non si possono condividere con gli altri. Per questo motivo si tende a mascherarle e rappresentare esternamente solo ció che le altre persone si aspettano da noi, solo ciò che la società si aspetta da noi. Quest’atto ricorda anche il concetto di maschera in Pirandello, cioè un simbolo capace di nascondere la frantumazione dell'io in più identità sulla base del contesto che circonda il personaggio.
Altra caratteristica della piecé è la continua illuminazione della sala, come se gli spettatori facessero parte della compagnia che mette in scena l’intero spettacolo, sensazione rafforzata anche da altri elementi scenici come la divertente interazione iniziale degli attori col pubblico, il superamento, anzi l’attraversamento fisico da parte degli attori, della “quarta parete” in più occasioni e così via. La luce in sala viene interrotta peró, alla fine della rappresentazione, quando l’attrice afferra una lampada ed illumina il proprio viso mentre tutte le altri luci in sala e sul palco vengono spente. A quel punto l’atmosfera in teatro viene completamente stravolta e la scena colpisce particolarmente perché, dopo le innumerevoli ripetizioni volte ad autoconvincersi del proprio benessere, questo buio che incombe su tutti noi ci fa riflettere sulla routine che abbiamo visto nello spettacolo e sulla “maschera” dell’attrice, che ora desidera condividere autenticamente la propria intimità con il mondo esterno. Tutte queste ripetizioni sembrano riferirsi direttamente alla nostra quotidianità, caratterizzata a volte da scarsa chiarezza, ripetitività e mancanza di senso, anche se, come l’attrice al centro della scena, amiamo rappresentarci come felici, gioiosi e in pace col mondo.
In At The End Of The Week otto amici parlano tra sé e di sé. Soprattutto però parlano di noi.


LA RUBRICA: NOI TRA PALCO E REALTÁ


Il tema principale dello spettacolo At The End Of The Week del regista croato Bobo Jelčić è l’occultamento della propria vera identità quando si è con amici, al lavoro, fuori casa perché si teme di essere giudicati male dagli altri, di non sembrare simpatici o di essere esclusi per come si è veramente. In questo modo tutto il male e lo stress vengono trattenuti e si sfogano solo quando si è da soli oppure con persone delle quali ci si fida veramente (moglie, marito, fidanzato...).
Secondo noi questo avviene ogni singolo giorno nella realtà e nella vita di tutti i giorni: a scuola, al lavoro, a casa… ovunque! Perché hai sempre paura di essere giudicato male, vuoi mostrare solo il meglio di te agli altri. Ad esempio quando sei con i tuoi amici, se ti fai vedere che piangi o sei debole, loro non ti prenderanno più sul serio e potrebbero emarginarti. Questo è dovuto soprattutto alla società d’oggi, pronta a giudicare tutto e tutti senza pensare o farsi problemi.
Questo doversi mascherare è un male per le persone, soprattutto per quelle che hanno bisogno di sfogarsi, perché può distruggere l’interiorità oppure portare a fare cose che non si vorrebbero fare, come nello spettacolo gli attori che litigano oppure colpiscono il divano per mostrare il loro dolore. Questo tema è onnipresente nella vita di ciascuno di noi, ogni giorno, tranne quando siamo da soli con noi stessi, perché allora non abbiamo bisogno di maschere, oppure quando siamo con le poche persone fidate che ci accettano così come siamo e che ci aiutano sempre.

Calendario Stagione 2016/2017

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