Geppetto e Geppetto

"Geppetto e Geppetto" di Tindaro Granata, 14 marzo
 

a cura dell'Istituto Enrico Mattei di San Lazzaro di Savena


 

CLASSE 2 GL IIS Enrico Mattei

Docenti: Prof.ssa Antonella Varani



LA RECENSIONE

Il giorno 14 marzo all’Arena del Sole è stato rappresentato l’atto unico “Geppetto e Geppetto”, scritto, diretto e interpretato da Tindaro Granata.
“Geppetto e Geppetto” tratta una tematica molto attuale e delicata, ovvero la possibilità di avere figli da parte degli omosessuali.
Lo spettacolo racconta, appunto, la storia di una coppia omosessuale, Tony e Luca, che dopo dieci anni di convivenza decidono di avere un figlio ricorrendo alla maternità surrogata.
Si propongono all’attenzione del pubblico diversi punti di vista sull'argomento, presentati dai personaggi che agiscono sulla scena: fin dalle prime battute si può infatti notare come addirittura i due aspiranti padri, abbiano pareri contrastanti e molteplici dubbi riguardo la scelta di avere un figlio. La rappresentazione si apre mentre essi affrontano il primo colloquio con l’agenzia che dovrebbe aiutarli ad avere un bambino, un colloquio che sembra, in realtà, un interrogatorio che li mette decisamente a disagio. Attraverso le battute, il costante nervosismo e le parole rivolte direttamente al pubblico, si colgono molto bene le perplessità di chi vive tale situazione: i personaggi riflettono sulle conseguenze di questa scelta, esprimono dubbi, temono il giudizio delle persone vicine. Hanno paura che il bambino venga paragonato all’acquisto di un bene, a un capriccio; inoltre la maternità surrogata comporta lo sfruttamento di una donna che si sottopone a questa pratica per necessità.
È stata la scena che è riuscita a chiarire maggiormente il significato dello spettacolo, perché sono stati espressi dubbi e perplessità che probabilmente ogni coppia omosessuale ha in merito a tale decisione.
Un'altra scena molto significativa è quella in cui Tony fa una sorpresa a sua madre: la va a trovare per confidarle il desiderio, suo e del suo compagno, di avere un figlio.
La donna diventa nello spettacolo la voce del mondo: inizia una discussione sofferta e piena di rabbia e dolore poiché è proprio lei a mette in evidenza l’innaturalità della scelta che il figlio vuole compiere, il fatto che un bambino abbia bisogno di una figura maschile e una femminile. Poi, di chi sarebbe figlio? Un bambino sottratto alla donna che lo ha partorito, un gesto crudele e ignobile. Inoltre il bambino sarebbe certamente vittima di pregiudizi e discriminazioni.
 
Nonostante tutto, il figlio viene concepito e i padri (Papo e Papi) lo accolgono con grande amore. Passa il tempo e il bambino frequenta le scuole elementari.
Durante la cena di natale i vicini sembrano non voler abbassare la musica che disturba la quiete della famiglia di Papo e Papi. Prima si chiede gentilmente di chiudere almeno la finestra, ma in risposta si riceve un alzarsi progressivo della musica. Questo porta a una discussione che finisce con insulti rivolti ai rumorosi vicini: oramai non si tratta più della musica troppo alta, ma dello scontro costante con la realtà esterna che non li accetta. La musica si alza sempre più entrando nel cuore degli spettatori, come un disagio gridato.
Particolare è stata la scenografia, caratterizzata dalla presenza di arredi essenziali sul palco, quali un tavolo e poche sedie che, scena dopo scena, hanno rappresentato le varie ambientazioni della storia. Forse è stata questa una particolarità rilevante dello spettacolo, uno spettacolo semplice e genuino che ha reso emblematica la situazione presentata, riuscendo a dare speranza per un futuro che si può prospettare migliore, a dare nuove idee ai giovani, a fornire nuovi punti di vista agli adulti e agli anziani e un futuro ai bambini. I costumi hanno aiutato il pubblico a riconoscere i vari personaggi (sulle maglie erano indicati il nome o il ruolo) e allo stesso tempo hanno reso la storia più universale e rappresentativa della condizione di molte persone.


LA RUBRICA: NOI TRA PALCO E REALTÁ


Martedì sera al teatro Arena del Sole di Bologna è stato rappresentato lo spettacolo “Geppetto e Geppetto”.
Il regista ha deciso di mettere in scena un tema molto attuale e discusso: i diversi tipi di famiglia, i rapporti all’interno di esse e la maternità surrogata per dare modo alle coppie gay di avere un figlio.
Al giorno d’oggi la società Italiana non garantisce a coppie dello stesso sesso determinati diritti, come quello di avere un figlio, ed è caratterizzata da stereotipi e pregiudizi sull’omosessualità. Nello spettacolo, ad esempio, la madre di Tony, che rappresenta una persona dalla mentalità chiusa, pensa sia contro natura che due uomini possano avere un figlio; la maestra (altro personaggio), anche se giovane, non riesce a liberarsi del tutto dei pregiudizi pur cercando di educare i bambini ad una maggiore apertura mentale.
Questo spettacolo ci ha fatto riflettere ed abbiamo capito che non hanno importanza i legami di sangue in quanto un figlio è di chi lo cresce e di chi lo ama perché sono queste le cose che fanno diventare una persona ciò che è.
In una società che ti incita a essere te stesso e a manifestare i tuoi pensieri, troviamo un po’ contraddittorio che non vengano forniti agli omosessuali gli stessi diritti a livello giuridico che vengono forniti agli eterosessuali.
 

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