Il casellante

"Il casellante" di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale
con Moni Ovadia, Valeria Contadino, Mario Incudine, Sergio Seminara, Giampaolo Romania
  dal 9 al 12 febbraio

 

a cura dell' Istituto Aldrovandi Rubbiani (sezione moda)
Bologna


 

CLASSE 2CM: Barbara Chiesa, Dos Santos Oliveira Nilvana, Sabrina Longo


Docente: Prof Franco Burzi



LA RECENSIONE

La rappresentazione è ambientata all’inizio della seconda guerra mondiale vicino a Vigata, nel periodo fascista (anni 40). Lo spettacolo parla di un uomo di nome Nino, che è diventato casellante a seguito di un incidente sul lavoro, che gli ha permesso di non andare in guerra. Nino insieme alla moglie Minica desidera un figlio, ma questo non arriva. Ormai senza speranze, la coppia si rivolge alla mammana del villaggio. Grazie ai consigli dell'anziana signora, Minica rimane finalmente incinta. Per paura di un attacco da parte dei francesi, arrivano in loco dei soldati italiani con lo scopo di costruire dei bunker lungo la costa, quest’ultimi dimostrano un certo interesse nei confronti di Minica.  Nino svolge due attività, il casellante e la domenica sera va alla bottega del miglior barbiere del villaggio, insieme al suo amico Totò, per suonare il mandolino e la chitarra. I due suonano marce militari e inni fascisti a ritmo di mazurca e valzer. Il cavaliere Ingargiola, responsabile del fascio locale, essendo contrario alla parodia di queste canzoni, fa arrestare i due amici musicisti con l'accusa di aver oltraggiato gli inni fascisti. Nel periodo di detenzione, Minica, preoccupata della scomparsa del marito, chiede aiuto al casellante vicino che, approfittando della situazione, la violenta. Nonostante il sopruso subito, Minica non muore ma riesce a sopravvivere. Don Simone racconta poi a Nino che il vero colpevole dello stupro non sono stati i soldati presenti in zona, ma il casellante vicino…
Minica, sconvolta dalla violenza subita, impazzisce e desidera trasformarsi in pianta per poter generare un frutto…   .
La scenografia dello spettacolo è realizzata in maniera essenziale e simbolica e, nel I atto, rappresenta, nella parte destra del palcoscenico, con l’ausilio di un tavolo e alcune sedie, la casa di Nino; nel centro, attraverso un antico carro ferroviario a pedali, l’idea di ferrovia, a sinistra, mediante un vecchio seggiolone, il negozio da barbiere; nel secondo atto la scena è dominata da un albero che evidenzia il sogno di Minica di trasformarsi in albero.
L'attore Moni Ovadia è un narratore molto convincente e nel corso dello spettacolo appare molto versatile, perché ha la capacità di interpretare vari ruoli: il barbiere, il ferroviere - autore della violenza sessuale - e la mammana. Il protagonista (il casellante) è interpretato da Mario Incudine, un Nino convincente e un cantante molto efficace nell'eseguire le varie ballate. Valeria Contadino è molto credibile e intensa nell'interpretare la moglie del casellante. La regia di Giuseppe Dipasquale coordina in maniera precisa i vari ambienti rappresentati nello spettacolo e amalgama bene la parte recitata con quella cantata.
 Il linguaggio usato da Andrea Camilleri nello spettacolo “Il Casellante” deriva dal dialetto siciliano, rielaborato in maniera comprensibile e con una cadenza molto teatrale. La difficoltà e lo sforzo della comprensione linguistica ci ha spinti a un’attenzione maggiore; quello che poteva essere un limite per noi ha rappresentato una chiave d’accesso privilegiata allo spettacolo. La tessitura musicale   ha arricchito la trama potando avanti il racconto con un linguaggio diverso dalla parola.
Lo spettacolo ci presenta un ambiente violento, dominato dalla seconda guerra mondiale, dal fascismo, dallo stupro nei confronti di Minica e evidenzia una speranza finale di cambiamento; che suscita negli spettatori il desiderio di una trasformazione in grado di creare una società più pacifica, aperta e tollerante.

LA RUBRICA: NOI TRA PALCO E REALTÁ
Speranza di una società nuova non violenta

Lo spettacolo teatrale “Il casellante” tratta della violenza sulla donna (la protagonista) , nel periodo del fascismo, durante la seconda guerra mondiale.
Anche oggi tale fenomeno è molto diffuso. Si presenta in diverse forme: fisica, psicologica e culturale.
I mas media odierni spesso ci mostrano news violente, in particolare episodi di femminicidio come conseguenza di una minoranza di uomini che, pur dichiarando di amarle, non esitano a porre in essere azioni violente.
Da costoro le donne vengono considerate esseri inferiori, oggetti di sopraffazione da maltrattare, per motivi prevalentemente di gelosia.
Ma veramente le donne sono esseri inferiori sottomesse alla violenza di certi uomini?
Noi ragazze pensiamo che esse debbano essere rispettate e amate da tutti e se esistono queste cose non è colpa delle donne, ma di quegli individui maschili che non hanno capito i valori della vita.
Nella società attuale un'altra problematica relativa alla violenza riguarda il fenomeno del bullismo, tale comportamento arrogante si verifica attraverso pesanti prese in giro per l'aspetto fisico o per motivi caratteriali, che spesso sfociano in vere e proprie violenze.
Oltre all'emarginazione causata dai social network, esiste, nella società attuale, la sopraffazione nei confronti degli immigrati che spesso vengono emarginati e isolati. Per esempio lo spettacolo inizialmente suggerisce che la violenza su Minica sia stata eseguita dai soldati che rappresentano “l’altro”, conferendo un sentimento di paura verso chi non si conosce. In realtà, poi, l’orrore della violenza avviene per mano di un proprio simile.
Come Minica si trasforma in pianta nello spettacolo per evidenziare il suo desiderio di cambiamento che la porti, nonostante le violenze subite, ad avere un frutto (figlio); così speriamo che nella società attuale avvenga una forte trasformazione che porti gli individui a convivere pacificamente, in maniera libera e rispettosi gli uni con gli altri, seguendo le suggestioni del mito di Dafne.


Calendario Stagione 2016/2017

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