La tartaruga

"La tartaruga" di Luigi Pirandello, regia Levan Tsuladze, dal 24 al 27 novembre
 

a cura del Liceo Leonardo Da Vinci Casalecchio


 

CLASSE 4B: Vittorio Baroncini, Silvia Cataldo, Anna Claudia Cremonini,
Lorenzo De Giovannini,
Monia El Azami El Idrissi,
Federico Galli, Riccardo Giovetti,
Elisabetta Giuliani,Jacopo Lenzi,
Lorenzo Eugenio Martignani,
Riccardo Venturi,Fabio Veronesi


Docente: Prof. Patrizia Tattini



LA RECENSIONE


Quattro sedie e un uomo che si interroga su quale paio di scarpe indossare tra le tante che ha davanti a sé. In questo modo esordisce lo spettacolo La tartaruga, tratto dall’omonima novella di Luigi Pirandello, riadattata in forma teatrale dal regista e drammaturgo georgiano Levan Tsuladze.
Come confermano la scenografia e i costumi, è mantenuta l’ambientazione nella New York degli anni Trenta del secolo scorso. La vicenda si svolge nell’atrio della dimora dei signori Myshkow, protagonisti della storia, ma la scelta drammaturgica di inserire nuovi personaggi emerge sin dall’inizio della rappresentazione, quando fanno il loro ingresso due domestici e un macellaio. Questi costituiscono la componente comica dell’opera, mettendo in scena una vicenda parallela a quella principale. L’amore che nasce tra la domestica e il macellaio è in contrasto con il rapporto esistente tra i signori Myshkow, logorato dal silenzio pietrificante della moglie, la quale «è ancora, dopo nove anni, così distaccata e isolata da tutto, dalla propria bellezza di statuetta di porcellana». Sarà l’arrivo di una piccola tartaruga, che mai nel corso dello spettacolo viene mostrata agli spettatori, a scompaginare il precario equilibrio matrimoniale della la coppia americana, spingendo i coniugi alla separazione.
«Io non sono nessuno», afferma Mister Myshkow sul finire dello spettacolo e introduce così quella scelta che lo porterà alla felicità. Liberandosi da quei vestiti che fino a quel momento aveva indossato per nascondersi, e per nascondere a se stesso la propria infelicità, riesce a capire di non aver mai conosciuto veramente le persone che lo circondano.
L’efficace scenografia, unita ad un abile gioco di luci, permette allo spettatore di cogliere un “fuori”, rappresentato dalla New York affollata e caotica, e un “dentro”, costituito di stanze le cui porte si aprono alla giocosa allegria dei due domestici, ma si chiudono inesorabilmente tra i due coniugi. Ed è proprio grazie all’avvento della tartaruga che Mister Myshkow si accorge della presenza di quel muro che lo separa dalla moglie, e sul finire dell’opera lo abbatte “fisicamente” scendendo dal palcoscenico.
La musica accompagna gli attori nella recitazione, intervenendo con repentini cambi di ritmo a seconda degli stati d’animo espressi dai personaggi, e sottolineando in particolare sequenze molto dinamiche, in cui prevale la parte fisica e gestuale della recitazione. A questi momenti di grande ritmo si alternano momenti più riflessivi. Se infatti non mancano aspetti umoristici, emerge anche un contenuto drammatico, che parla di solitudine ed incomunicabilità. Ma il vulcanico regista georgiano congeda il pubblico con un messaggio di speranza e di gioiosa vitalità.

LA RUBRICA: NOI TRA PALCO E REALTÁ

Una paradossale e comica rappresentazione che, attraverso le vicende di casa Myshkow, mette in luce alcune importanti tematiche che riguardano la quotidianità dell’uomo moderno, questo è La tartaruga. Ognuno di noi, per la necessità di giostrarsi nelle varie situazioni che la vita gli propone, indossa varie maschere che gli consentono di simulare o dissimulare varie identità, e la finzione che caratterizza il rapporto tra i due coniugi è un perfetto esempio di come questo aspetto del comportamento umano si possa manifestare anche nelle più intime relazioni.
L’emulazione di un matrimonio sereno limita la libertà di espressione dell’io dei signori Myshkow. Essi si rifugiano in una gabbia di infelicità e freddezza, che ricorda il guscio della tartaruga, in cui soffocano i loro veri sentimenti.
Solo prendendo coscienza di questa prigionia e facendo prevalere il nostro bisogno di emancipazione su quello di una felicità fittizia, ci possiamo liberare dalla trappola dell’inautenticità.
Dobbiamo arrenderci a una condizione di ipocrita finzione oppure perseguire una ricerca della piena realizzazione di noi stessi? Levan Tsuladze ci lascia un messaggio di speranza,  mostrando che tutti noi siamo in grado di uscire dal nostro guscio cogliendo le occasioni che la vita ci regala.

Calendario Stagione 2016/2017

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