Natale in casa Cupiello

"Natale in casa Cupiello" di Eduardo De Filippo, regia Antonio Latella, dal 14 al 18 dicembre
 

a cura del Liceo E.Fermi
Bologna


 

CLASSE III P: Augusto Arcidiacono, Davide Jiang, Leonardo Sportoletti, Marta Tomkova, Camilla Totti,
Tommaso Bianchedi, Alexandra Gustomyasova, Alessia Kotorri,
Aleksandr Trento


Docente: Prof. Ivan Montebugnoli



LA RECENSIONE

Natale in casa Cupiello è uno dei classici indiscussi della drammaturgia italiana. Rivisitato in chiave moderna da Antonio Latella, lo spettacolo è un susseguirsi di metafore e richiami teatrali, come il carro faticosamente trainato da Concetta nella secondo atto, che palesemente rimanda alla Madre Coraggio di Brecht. Ma dell’originale si conserva tra l’altro il contrasto fra l’utilizzo l’italiano, impiegato nelle didascalie descrittive, e il napoletano, usato nei dialoghi.
L’opera si divide in tre atti: il primo è statico, nel senso che gli attori, immobili, recitano il testo originale di Eduardo de Filippo, didascalie comprese. Gli attori sono disposti in fila lungo il proscenio e sono tutti vestiti di nero, tranne Luca Cupiello, il padre della modesta famiglia partenopea; alle loro spalle una gigantesca stella cometa viene calata dall’alto come una sorta di moderno e ingannevole deus ex machina. Gli interpreti indossano tutti, tranne Luca, una mascherina nera che si tolgono al momento di recitare la propria battuta iniziale.  E’ la mattina dell’antivigilia di Natale e il risveglio della famiglia Cupiello è reso faticoso dalle lamentele dell’uomo, infastidito dal freddo e dal caffè che sua moglie Concetta proprio non sa fare. Luca, ossessionato dalle tradizioni natalizie, scalpita per preparare u presepio, vero e proprio Leitmotiv della rappresentazione. Ciò non gli permette di riflettere e di notare i problemi familiari: il figlio Tommasino è un ladruncolo scansafatiche, mentre la figlia Ninuccia ha problemi coniugali con il marito Nicolino. La donna infatti vuole lasciare il marito per l’amante Vittorio: ha confessato tutto alla madre e ha scritto una lettera d’addio per Nicolino. In seguito, in un accesso d’ira, Ninuccia perde la lettera, che Luca, ignaro di tutto, consegna a Nicolino.
Il secondo atto è invece dinamico e si apre su Concetta che traina un carro al cui interno c’è Luca, probabile simbolo della volontà della donna di tenere unita la famiglia, mentre il marito si isola in una gabbia dorata, lontano dalla realtà. Tutt’attorno, gli altri personaggi reggono in mano dei peluche che rappresentano gli animali, del pranzo e del presepe. In seguito si scatena il finimondo, rimarcato da un sottofondo rock e dal ripetersi della frase originale di Eduardo, interprete in prima persona di Luca, che si rassegna a cominciare di nuovo a fare il presepe. I pupazzi vengono poi ammassati all’ interno del carro, per appesantire ulteriormente la già grave soma di Concetta.
Di qui si passa al terzo atto, che è al tempo stesso un requiem e una natività, e le cui musiche sono parzialmente attinte al Barbiere di Siviglia di Rossini. L’attenzione è puntata su Luca, in punto di morte a causa dell’ictus che lo ha colpito in mezzo al naufragio della famiglia: attorniato dagli altri personaggi vestiti di nero, è sdraiato dentro una specie di mangiatoia, a richiamare il tema onnipresente del presepe. In seguito arriva Vittorio, che si sente colpevole per le condizioni di salute di Luca, il quale, scambiandolo per Nicolino, approva l’unione tra la figlia e l’amante, scatenando così l’ira di Nicolino, proprio allora sopraggiunto.  Ai piedi della mangiatoia si trova, affranto, il figlio Tommasino, al quale, a conclusione dello spettacolo, viene posta dal padre la domanda “Ti piace o presepe?”: solo adesso egli risponde con un sì a lungo prima inutilmente atteso dal genitore.
Latella personalizza e modernizza l’opera originale, aggiungendovi diversi ed enigmatici particolari, come la scimmia di pezza presente per tutta la durata dello spettacolo (simbolo dell’atteggiamento giocosamente elusivo di Luca nei confronti dei problemi della famiglia? o non piuttosto della realtà che alla fine gli viene gettata addosso?). Straniante (e freudianamente allusivo?) il gesto estremo di Tommasino, che pone fine alla vita del padre soffocandolo con un cuscino (a meno che ciò non sia un ammicco allo scottante problema dell’eutanasia).


LA RUBRICA: NOI TRA PALCO E REALTÁ

La famiglia: un paradiso perduto?

 
Natale in casa Cupiello contiene molti riferimenti alla vita reale, a cominciare dalla povertà della famiglia, evidente nel continuo furto e nella conseguente ricerca di una banconota da 5 lire, sottratta a Luca dal fratello Pasqualino, a sua volta derubato dal nipote Tommasino.
Se ciò denuncia innanzitutto l’indigenza di casa Cupiello, il nostro pensiero corre però subito anche alle difficoltà materiali di tante famiglie di oggi, in un mondo sempre più stritolato dalle ferree leggi dell’economia.
Nel corso di tutto lo spettacolo, l’ingenuo idealismo di Luca Cupiello, che ricerca la felicità in una sognata unità familiare, si scontra con il concreto realismo, non solo economico, della moglie Concetta, che deve, anche nel senso proprio del termine, tirare la carretta.
 D’altro canto, l’intera vicenda sottolinea l’importanza e la vitalità della famiglia, poiché, nonostante tutto e in contrasto con altri più superficiali rapporti, i vincoli familiari sembrano sopravvivere a tutto, se è vero che nel finale è proprio il ribelle Tommasino a dimostrarsi figlio amorevole e addolorato al capezzale del padre morente, a cui, con pietosa bugia, per accontentarlo, finalmente dice che gli piace il presepe. E non è forse vero che anche ai nostri giorni la famiglia è un rifugio, affettivo più ancora che economico, per tutti noi?

Calendario Stagione 2016/2017

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