Empty moves (parts I, II & III)

"Empty moves" coreografia Angelin Preljocaj, il 18 e 19 novembre
 

a cura del Liceo Sabin
Bologna


 

CLASSI quarta e quinta Scienze Umane: Gemma Ferri, AnnaMaria Zanetti, Arianna Benazzi, Giulia Rinaldi, Federica Comastri, Sofia Roncarati, Valentina Tampellini,
Lidia Falzone, Elisa Chiari,
Beatrice Centonze, Sofia Schipa


Docente: Prof. Mirca Buttazzi



LA RECENSIONE

Dare parole a ciò che abbiamo visto e udito : siamo proprio sicure di volerlo fare?
E' un' impresa ardua che ancora non sappiamo se si potrà compiere e come si compirà.
Numi tutelari : l'inatteso, il casuale, il frammento, la struttura e la de-struttura, l'implicito e l’esplicito. Vista e udito, ospite sgradito: linguaggio verbale.
Si tratta di decodificare, le parole dovranno prendere corpo per  dare voce ai  quattro danzatori nello spazio che abitano la  coreografia di Preljocaj  di  questa rappresentazione denominata Empty Moves.
Si inizia con la a delimitazione reale e simbolica dello spazio, che  consentirà  ai quattro danzatori di organizzare un nucleo centrale da cui sviluppare l’opera.
Sono  movimenti, fluidi e liberi, frutto di una struttura precisa e delineata da un rigore e da una precisione che un pubblico ora coinvolto ora  scettico percepisce e interroga.
Ci si potrebbe riferire alla “biomeccanica teatrale”, ma fiutiamo che è diverso, c'è dell'altro.
Protagonista è il corpo del danzatore, che restituisce una tecnica che non necessita di nessuna opportunità scenica, i gesti del corpo non hanno mai staticità e divengono e fluiscono e preparano uno sviluppo strutturato e al contempo destrutturato nei singoli movimenti.
Questi elementi vengono poi ricongiunti in una composizione dall’essenza apparentemente priva di significato:“Empty moves” (movimenti vuoti) riecheggia “Empty words” di John Cage, la colonna sonora.
Empty words è un lavoro per voce, basato sul Diario di Henry David Thoreau “La disobbedienza civile”. J. Cage aveva spogliato il testo prima di alcune frasi, poi di alcune parole, infine di alcune sillabe, il tutto intervallato da silenzi per giungere ad un testo sempre più rarefatto: un universo di semplici suoni. Destrutturando il testo, il musicista ne ricava i singoli fonemi, per suscitare nel complesso, nella reazione del pubblico, un effetto di disorientamento, di  incomprensione, disgregazione e distanziamento.
All’interno dello spettacolo vi è stata un’interazione tra le reazioni di sottofondo del pubblico, che fungevano da musica, e il pubblico reale ora presente in sala: così si è creata un’atmosfera composta da insulti, rumori, applausi, fischi, entusiasmo, incitazione.
Si potrebbe percepire che la musica e la danza, in questo spettacolo, siano due entità separate, in quanto il movimento dei danzatori non coincide con i suoni prodotti dal musicista; tuttavia si dovrà constatare che gli applausi e gli insulti, provenienti dalla registrazione del concerto di Cage avvenuto il 2 dicembre 1977 presso il Teatro Lirico di Milano, costituisconola punteggiatura ritmica sulla quale prendono vita gli animi dei danzatori.
Analogamente alla destruttura del  testo , il coreografo  Prleljocaj  affronta il movimento originato  anche da elementi e gesti di base della danza classica e contemporanea, nutre la sua sintassi di azioni e movimenti ispirati dalle parole e dai fonemi costruendo uno spettacolo senza tema né motivo, ma di una forza emotiva indiscutibile.
Le movenze libere e sinuose sono  rinchiuse in una rigidità formale, all'interno delle quali si sviluppano delle alternanze di azioni agitate e tranquille, ricalcate dalla loro espressività.
Il corpo di ballo si realizza in un unico spirito, visibile dalla loro complicità, passione, armonia e sensualità, creata da movimenti singoli realizzati insieme o da gesti compiuti in coppia, mantenendo, in questa forma, sempre un contatto fisico che nella modalità tradizionale  veniva a mancare.
Lo spazio, sul quale prende vita lo spettacolo, sembra apparentemente vuoto, ma viene colmato in primo luogo, dal fatto che i danzatori nel loro inizio e nella loro fine delimitano il palco segnandolo a terra, per far capire allo spettatore che la “storia” è iniziata, si sviluppa o si conclude.
La scena viene riempita dai vissuti che i danzatori trasmettono al pubblico in sala, andando a creare un'atmosfera di immaginazione e trascinando lo spettatore in una dimensione  sconquassata e al contempo appagata da una  sconosciuta e innovativa articolazione delle frasi coreografiche.
La percezione del proprio esistere che sempre, e a volte maniacalmente, rincorriamo con il linguaggio verbale  è altrove. Qui si tratta dell’incontro di  ideatività e training creativo  che mandano in crisi e al tempo stesso arricchiscono tale percezione.


LA RUBRICA: NOI TRA PALCO E REALTÁ


Preljocaj in Empty moves ha ideato e tradotto azioni e movimenti ispirati dalle parole e dai fonemi pronunciati da J. Cage in una performance del 1977 al teatro Lirico di Milano, mescolati alle reazioni sonore del pubblico.
 I quattro danzatori si incaricano di realizzare la decostruzione degli schemi coreografici pensata da Preljocaj modificando lo stato del corpo (lo stato delle cose) nel susseguirsi delle tre sezioni che compongono l’opera. La vitalità del gesto e della scrittura scenica realizzano il divenire in immagini dinamiche, instancabili nel desiderio di essere e perseverare in un futuro (Empty moves I 2004, Empty Moves II  2007 & III del 2014).
Urla, dinieghi, domande rissose, cinismo non riguardano il desiderio, la traettoria del corpo non si lascia intaccare e dotata della sua energia e del suo significato prosegue I, II, III.
 
L’enigma della vita rimane per tutti e per ciascuno nella sua relazione con il corpo degli altri che attraverso il proprio corpo e la mediazione del teatro può farcelo percepire meno enigmatico.

 

 



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